Bicocca

Bicocca
Fausto Melotti, La sequenza, Milano

giovedì 27 agosto 2015

La verità, vi prego, sulla gioia

No, dico: è chiaro perché non capisco più niente quando le vedo?
La prima è un cucciolo; e anche l'ultima, che dorme, con il muso fuori.
La seconda e la terza sono due amiche.
Io sono la quarta: riconoscibilissima.
Chiedo scusa a tutti, le foto delle vacanze sono un tedio... 










sabato 22 agosto 2015

Screenshot # 09 - Londra puzza

Che bella Londra... Mah, insomma. Londra intanto puzza. Puzzava anni fa e oggi puzza ancora di più: di patatine fritte, di cibo, di piscio, di gas di scarico, di acqua di fiume marcia, di immondizia, di sudore, di metropolitana, di merda di cavallo. Dicono che tutte le città puzzano, più o meno così, ma non è vero. Forse in estate è peggio, non ne dubito.
Poi Londra non è una città. È un intero mondo, in miniatura. E, in quanto tale, trovare il proprio posto è complicato. Scatena una crisi di identità: chi sono, io? Perché per sapere dove collocarsi bisogna sapere bene chi siamo. Andando per negazione, non sono (se mai lo sono stata): giovane, araba, nera, cinese, punk, vecchia, handicappata, senzatetto, miliardaria, studente, mendicante, manager, tossicodipendente, musulmana, guida turistica, poliziotta, teenager, conducente di autobus, nobile, omosessuale, insegnante, borseggiatrice o un'espressione qualsiasi delle migliaia di categorie di persone (categoria, che brutta parola…) che si spostano per le strade di Londra. Nel caos snervante di questa metropoli tutti sono tutti e io non sono nessuno, quindi ho due possibilità: lasciarmi galleggiare per il tempo che ci resto anch’io, oppure andare via.

Rimango, spettatrice aliena, e capisco molto di più di me stessa in tre giorni che in molti anni di vita.

venerdì 14 agosto 2015

Screenshot # 08 - Di traverso

Sono una turista imperfetta, non c'è niente da fare. Scelgo le mete seguendo l'istinto e gli itinerari me li faccio dettare dal meteo o dalla noia o dall'articolo di giornale letto quattro anni fa, e che non mi ricordo neanche bene, o dal documentario su Rai 5 in onda lo scorso febbraio, che infatti parlava di tutt'altro. Così finisce che se piove mi incaponisco e voglio andare a Bath a vedere i bagni romani con l'acqua termale dentro. Ma non basta. Mi sistemo in un campeggio diciamo "basic" (ma dopo l'ultimo, anche il Four Seasons sarebbe una topaia) e poi vado in città in bicicletta, seguendo la ciclabile sulla riva dell'Avon. Il motivo per cui non scrivo i diari di viaggio è questo. Perché quello che osservo nei miei percorsi cosiddetti alternativi non ha nulla di turistico, casomai di antropologico, del genere Ilvo Diamanti dei poveri. Costeggio il fiume insieme a runner solitari, giovani donne con caschetto (presto un amico di Renzi metterà in piedi una fabbrica di caschetti per ciclisti e diventerà obbligatorio anche da noi), un sacco di studenti che vanno non si sa dove, alcuni che si fanno una santa canna, altri che camminano a passo veloce o sfrecciano in bicicletta, molti sono studenti stranieri. Il paesaggio è da realtà postindustriale, vecchie fabbriche semiabbandonate, capannoni, houseboat un po' dimesse, con sdraio accatastate sulla coperta, vasi di coccio con cactus quasi morti o piante di plastica, tendine che lasciano intravedere lavelli in acciaio inox vecchiotti, teiere sui fornelli, signore panciute che preparano la cena. Una periferia sciatta da neorealismo inglese di epoca thatcheriana. Lavoro di fantasia, come sempre, immaginando vite stanche e sempre in bolla, non solo metaforicamente. Lungo i 3 km di ciclabile incontro ben 5 cartelli (e croci e fiori appassiti) in memoria di qualcuno che è finito nel fiume e non l'hanno ripescato in tempo. Cinque solo in quest'anno. Mi chiedo come sia potuto accadere: erano tutti ubriachi? Era buio? Li hanno spinti? Si sono suicidati? Mah... Pedalo con più attenzione, con la pioggerellina solita e un po' più di inquietudine. Mi saluta un pescatore e anche un guidatore di chiatta che si beve una birretta mentre si dirige piano verso ovest, con la sua cerata gialla. Chissà cosa trasporta e dove e perché. Arrivo in città, please dismount (cartello con omino che porta la bici a mano). Risalgo al livello della strada, stazione degli autobus, traffico, semafori, gente di fretta, adolescenti con capelli color fucsia e abbigliamento coordinato alle chiome, turisti (eh... e chi sono io, dopo tutto?), orde informi di persone che si accalcano in direzione delle terme romane, ondeggiano inebetite con cartocci di cibo in mano e macchine fotografiche da fotoreporter e quegli affari lì telescopici per farsi i selfie con il cellulare, in maschia erezione davanti a sé. Mi immetto in questa tangenziale obbligatoria, in fondo sono qui per questo. Tutto il resto è ovvio, non degno di menzione, certamente non qui. Quando alla fine riemergo dal tepore sotterraneo, prima di andar via sento la necessità di un eccesso alimentare e non resisto nemmeno davanti a una minuscola vetrata simbolica color sangue, con il profilo in piombo, lo so io il perché. Il tempo incalza, in ogni senso.

giovedì 13 agosto 2015

Screenshot # 07 - Joan Baez

E quindi basta, devo lasciare quello che vince a mio giudizio il Premio per il Più Bel Campeggio Panoramico del Mondo. A parte che qui in Cornovaglia ogni negozio che vende "pasties", cioè dei fagotti di pasta simil frolla ripieni di carne e altri ingredienti indigeribili, ha montata l'insegna del Miglior Produttore di Cornish Pasties del Mondo. Quindi ognuno si senta libero di assegnare il riconoscimento a quello che vuole, dal Miglior Libro di Poesie alla Migliore Muta da Sub del Mondo.
Sono le nove di sera e attraverso lentamente il prato di due acri (secondo loro sono tutti di due acri, i prati dei camping, e a volte sono due o più campi di due acri, cioè non lo riesco a immaginare, in metri quadrati, quanto misurano), e mentre guardo a ovest, le famose linee verde, blu e azzurra, sento la voce di Joan Baez che arriva da un furgoncino, seguita da un vichingo hippy con i capelli lunghi e grigi. Mi viene incontro, scalzo, ovviamente, mi dà la mano, io ho le lacrime agli occhi. Mi chiede se mi piace, sì, che mi piace, sto piangendo dall'emozione... Mi dice di averla vista al Cambridge Folk Festival due settimane fa e io mi commuovo ancora di più mentre gli racconto del concerto all'Arena di Milano del '70, quando ci sono andata con mio papà. Ho l'ellepì, a casa. Ci mettiamo a parlare della guerra del Vietnam, di Bob Dylan, dei sogni, del tempo, dei nostri itinerari, dell'oceano. Poi il sole diventa rossissimo, mai visto un sole così rosso, e se ne va giù, dietro la mia ultima sera di confine. Saluto il gigante capellone, raccolgo tutti i brandelli del mio cuore sparsi sull'erba, e via. Deep in my heart, I do believe, we shall overcome, some day.

mercoledì 12 agosto 2015

Screenshot # 06 - Seals

Non c'è scritto da nessuna parte, né ufficiale, per esempio in una qualsiasi delle inutili guide turistiche che giustamente non compra piu nessuno (pagine e pagine di Dove dormire e Dove mangiare, consigli di B&B o ristoranti inaccessibili per costi e disponibilità, ma qualcuno lo sa che sono tutte segnalazioni marchettare?), né ufficiosa, come i resoconti di viaggio postati su forum di ogni genere e di ogni attendibilità. Ma io non demordo e quindi appeno stringo amicizia con qualcuno, gliela meno con la storia delle foche: dove posso vederle? E così, con il passaparola, prima o poi ci arrivo. Non è proprio agevole, eh? Prima di tutto bisogna capire cosa dice l'interlocutore, che preso dalla smania di dare informazioni dettagliate, inorgoglito dalla richiesta, si lascia andare a indicazioni stradali assurde, con punti di riferimento ovviamente non interpretabili e tempistiche perlomeno approssimative. Poi c'è la difficoltà della guida a sinistra in passaggi rurali praticamente sterrati o con pendenza al 12%, unica carreggiata larga pochi centimetri più del Ducato. E infine il sentiero costiero, a picco su precipizi spaventosi, da cui sporgersi con binocolo e macchina fotografica con zoom montato che ciondolano nel vuoto... E scrutare. Ma ore e ore di cammino, di vento che sposta anche i sassi, di pioggerellina snervante, generalmente ripagano. Eccola laggiù, la testina nera a forma di L, periscopio lucido e animato: si guarda intorno e poi sparisce. Allora penso di averla sognata, miraggio patetico e infantile. E dopo qualche minuto, la vedo di nuovo. Sembra che mi cerchi, mi canzona, la furbetta. Una giravolta e giù, di nuovo. Allora no, è vero! Ci sono! Avevano ragione il ciccione di Polperro, e il giovanotto che gestiva quel campeggino con lo specchio dei bagni montato in una cornice di legno argentata, e persino la vecchina del Trust che mi voleva offrire il tè mentre mi faceva parcheggiare in verticale sopra Cape Cornwall ('sto viaggio mi ha messo un'ansia...). E anche l'escursionista un po' troppo alla mano che oggi mi ha detto che c'erano i "puppies", o così mi sembrava di aver capito. Mammamia, i piccoli, davvero! Dormivano, uno sulla sabbia di una caletta, gli altri galleggiando in verticale a pelo d'acqua, o sul fianco... Ogni tanto qualcuno si svegliava, guardava in su, e poi scivolava sotto il turchese della baia, e buonanotte. Impalata dall'emozione non volevo più saperne di tornare indietro, piccola foca anch'io, oppure enorne madre dal testone nero, che controlla a distanza il pisolino indolente dei suoi giovani siluri grigi.
Sono a posto, adesso. Dopo questo posso finalmente avviarmi con spirito pacificato nella finzione di re Artù, nella grotta di Merlino, a Wells, a Bath, a Londra, dove volete. Il mio place to be l'ho già trovato: si chiama Godrevy Point, dopo St Ives. Torno, torno. Un giorno torno.

domenica 9 agosto 2015

Screenshot # 05 - Nebbia

La Fine del Mondo, cioè il punto più a ovest della Gran Bretagna, oggi non si vede. Sembra la pianura Padana a novembre, visibilità ridotta a niente. La nebbia è bella compatta, miliardi di miliardi di goccioline, un testo di meteorologia per la quarta elementare; esci e ti bagni i capelli e neanche sai perché. Questo non impedisce a frotte di hippies ardimentosi di percorrere sentieri impervi per raggiungere enormi spiagge e tuffarsi nell'acqua gelida (15° C). Poi risalgono gracchianti, e sostano per ore seminudi a valutare le prestazioni, mentre i più pavidi si tolgono le mute e le sciacquano con la canna. Però questo è un paese di gente sorridente, sempre disposta a scambiare due chiacchiere, a consigliarmi qualcosa che nemmeno capisco ma che farò o vedrò di sicuro. Siamo tutti in vacanza, è vero, ma è confortante ritrovare un po' di umanità, magari proprio in una fattoria sopra Land's End, con le mucche  che muggiscono e dormono e mi guardano un po' tonte, al di là dell'orizzonte opaco.

sabato 8 agosto 2015

Screenshot # 04 - Polperro

Inutile negarlo. Striscia verde chiaro punteggiata di macchioline bianche (pecore), striscia blu scuro (oceano) striscia azzurro chiaro (cielo). Sette di mattina, bevo il caffè davanti a 'sta roba qua, e si spengono tutte le spie del mio cruscotto esistenziale. La signora alle mie spalle legge le favole ai bambini in tenda, perché non disturbino. Un ragazzino volteggia sull'altalena vecchia e cigolante, in questo pezzo di fattoria adibito a camping, sopra Polperro. Piano piano si svegliano tutti. Aspetto.

venerdì 7 agosto 2015

Screenshot # 03 - Tesco

Una delle mie manìe di viaggiatrice è gironzolare nei supermercati all'estero. Prima di tutto perché mi piace scoprire cosa vendono di diverso, confrontare i prezzi con quelli italiani, comprare piccole scemenze introvabili a casa, come quaderni con le righe e i quadretti e i margini strani, robe in polvere da cuocere che poi non userò e quindi scadranno, creme per il viso, dolci extragrassi schifosi, elastici per legare non do che... Mi inchiodo davanti alle salse, cerco la custard (crema pasticcera) nel banco frigo, i gamberetti, il burro con i cristalli di sale, i muffins ai mirtilli, il succo di melagrana, i cerotti (!!), le medicine (!!!). Beh, queste per forza, il paracetamolo costa 70 centesimi di euro (12 pastiglie), ma anche il Voltaren per le botte che prendo perché sono maldestra. Insomma, puttanate varie. E attrezzi per cucinare (fruste, palette, tazzine, ovetti che ti dicono quando sono cotte le uova, sode, alla coque ecc.). Ma l'osservazione antropologica segue quella merceologica: chi sono i clienti? Ed eccoli qua, quelli del Tesco di Dorchester. Famiglie con tre figlioli obesi che comprano decine di pacchetti di patatine, uomini soli già belli pieni con quattro casse di birre nel carrello, magrissime signore anziane che scrutano miopi fra le mille confezioni di tè per cercare quello lì, nero, nelle bustine rotonde, che se ne bevi una tazza non ti addormenti per un anno intero; se l'orario è quello giusto ci sono anche impiegate e impiegati in divisa che afferrano velocemente buste di insalate miste già lavate e tagliate e forse anche masticate e zuppe e cosce di pollo fritte fredde da scaldare nel microonde. E infine loro, tante, troppe: le ragazzine madri. Un'incredibile ma vera puntata di "Sedici anni e incinta". A guardarle bene sono già stanche, basse grasse, ceto bassino, con i capelli colorati, molte con il frugoletto nel carrello e il loro ragazzo accanto, dall'aria imbronciata. Sono giovanissime, sono giovanissimi. Comprano latte in polvere, cibo immangiabile, bibite, maionese, mai frutta e verdura, si spostano veloci nei corridoi, qualcuna sorridente. All'uscita ne incontro una con il passeggino doppio e i gemelli che dormono, lei litiga con il padre che sembra suo figlio, avrà 14 anni. Per un momento penso di essermi sbagliata, sono fratelli, mi dico. Invece no. Si avviano a piedi fuori dal parcheggio, mentre un'altra mammina scarta un lecca lecca al suo affare urlante di poco più di un anno.
E io, che sto lì a preoccuparmi del futuro...

domenica 2 agosto 2015

Screenshot # 02 - Colum

Ci mette venti minuti per spiegarmi (ma anch'io forse sono giù di allenamento con l'inglese) che un ragazzo con un berretto nero, al campetto di basket del campeggio, lo ha offeso. Scatta all'istante la mia indignazione atavica, il dolore mai sopito della discriminazione, la rabbia cieca, l'istinto di protezione e tutte quelle robe lì, che mi serpeggiano in testa da quando ero bambina. Allarghiamo la conversazione, per allentare la tensione, di dove sei? Di un paese impronunciabile (però anche il suo eloquio non è proprio chiarissimo), UK? Yes, Britain, and you? Italy, ma secondo me non lo sa bene dov'è Italy, poi riparte con la storia dell'offesa e gli si annebbia un po' la vista, e scuote  sconsolato la testa di capelli rossi e io mi arrabbio ancora, ma gli dico non pensarci più, è un maleducato, enjoy the evening..., lo abbraccio. E alla fine mi guarda con gli occhioni tristi e mi dice: capisci? mi ha chiesto come ti chiami?, ho risposto Colum e lui mi ha chiamato "scottish", perché Colum è un nome scozzese. Ma io non sono uno scozzese. Mi ha offeso. E arrivano le lacrime.
Ah... Io pensavo che lo avesse deriso perché era down. Il dolore arriva a tutti da strade diverse.