Bicocca

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Fausto Melotti, La sequenza, Milano

sabato 8 ottobre 2022

Carnet de voyage - Parigi #04 - Il quarto stato è altrove

Il vantaggio di fingere di abitare qui è che posso dedicare del tempo a luoghi e cose che trascuro nelle visite brevi, ancorché frequenti. Cammino lentissimamente, date le circostanze, in quartieri un tempo popolari, ai margini della città, dove adesso risiedono in buona parte persone benestanti e di cultura, artistoidi e professionisti che si sono sistemati nelle casettine a due piani immerse nel verde, con giardino e antifurto, le palme, i roseti, i tavolini di ferro battuto sotto il pergolato. Bambini non se ne vedono, le scuole sono fuori dal reticolo di villette.

Ai margini del silenzio c’è un caffè dove siedono il giovane architetto e la signora attempata e magari anche due operai che stanno lavorando sulle tubature. Mi siedo anch’io per recuperare le energie. Il quarto stato, invece, no. Non si siede proprio. Quello si affretta nel chiasso, un chilometro più sotto. C’è da riflettere, se qui votano tutti a sinistra e laggiù no.



Quartiere Mouzaïa, XIX arr.




mercoledì 5 ottobre 2022

Carnet de voyage - Parigi #03 - E i curdi?

Al camposanto, volendo, si imparano sempre molte cose. Per esempio si ripassa un po' di storia, sulla tomba di Ahmet Kaya, popolarissimo cantautore rivoluzionario curdo. Strenuo difensore dei diritti umani, le sue canzoni furono costantemente censurate dal regime turco, che lo accusava di essere un membro del PKK, il partito dei lavoratori del Kurdistan. Nel 1999, quando Erdogan era ancora sindaco di Istanbul,  Ahmet Kaya si rifugiò a Parigi dopo aver subito minacce di morte per aver dichiarato di voler cantare le sue canzoni in curdo. Venne condannato in contumacia a tre anni di prigione per "propaganda separatista". Qui morì per una crisi cardiaca nel novembre del 2000, a soli 43 anni. Nel 2021 la sua tomba fu profanata, coperta di ingiurie, l'immagine scolpita del suo volto fu presa a martellate. Al Père Lachaise, Kaya dorme oggi in compagnia di altre personalità curde esiliate in Francia, come il politico curdo iraniano Abdul Rahman Ghassemlou  o il regista curdo turco Yılmaz Güney. 

Memo: per superare il veto della Turchia all’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO, Recep Tayyip Erdogan ha chiesto che i due paesi ritirino le protezioni concesse ai dissidenti curdi, e che avviino le procedure per l’estradizione di decine di persone che la Turchia considera appartenenti a organizzazioni terroristiche

Ah, già, Erdogan...



martedì 4 ottobre 2022

Carnet de voyage - Parigi # 2 - La bellezza delle illusioni

Il quartiere dove abito è privo di turisti ma pieno di vita. In un raggio di 500 metri ci sono cinque supermercati (dallo snob vegano al Lidl a un Auchan dove si può soltanto ritirare la spesa ordinata online), tre fermate della metropolitana, due farmacie, una pletora di locali e botteghe (da noi scomparse), per ogni esigenza, ogni tasca, ogni capriccio. Due parchetti, le scuole di ogni grado (i ragazzini sempre in giardino… ma quanta educazione fisica fanno? Sento le risate e penso ai nostri inchiodati al banco 8 ore), un sacco di lavori sugli edifici, demolizioni, impalcature: avranno anche loro il 110%. Devo informarmi.

Comunque l’emozione più forte di ieri (devo imparare a riordinarle, le emozioni, quando sono qui è tutto elevato a potenza) è tutta per una puntatina divertente al Musée de la Illusion. L’infanzia riscoperta fra i giochi delle illusioni ottiche, scattando foto assurde, me piccolissima, me seduta una sedia gigante, un caleidoscopio che spezzetta i volti in mille spicchi, il turbinio di luci, i piani inclinati, la perdita delle proporzioni, dell’equilibrio (ma dai… si cade!), dell’orientamento.

Immagino che ci siano posti come questi in tutto il mondo, ma solo qui mi permetto il lusso di illudermi per un’ora che la realtà sia l’opposto di ciò che è. 





domenica 26 novembre 2017

Stai con la gente tua

Chi ha amato Paolo Volponi non può non lasciarsi av-volgere e tra-volgere dal flusso di memoria e riflessioni di Giorgio Falco, in "Ipotesi di una sconfitta". Forse tra i libri più belli che ho letto nella maturità, un viaggio dentro se stessi e nelle interiora di un Paese decomposto dalle radici, quarant'anni di storia del lavoro e di crescita o stallo individuali, di resilienza, di fatica, di tentativi, di sfinimento e forse, infine, di resa. Se non fosse lui, sarei io. Lo scrittore alla fine diventa scrittore, sopravvissuto (per ora?) al sistema che non lo riconosce e lo espelle come corpo alieno, nonostante la pervicacia nella sopravvivenza. "Stai con la gente tua", diceva Frank McCourt nelle "Ceneri di Angela", e quanto è vero, maledizione. Resta lì, giù la testa, con il tacco violento della condizione sociale che preme sulla tempia. Falco dà sostanza alla parola impronunciabile perché ormai assurta ad altro: umiliazione. La scrittura è magnifica, come l'analisi del mondo del lavoro, metafora della vita intera già scritta, o lo sguardo amaro e dolorosamente cinico, quasi umoristico, che pervade ogni pagina. Non è un libro per giovani. E' l'ipotesi struggente e vera di una sconfitta.

lunedì 13 novembre 2017

Belle persone - Fadwa (?)

Linea 2 della metropolitana. Sale alla fermata La Chapelle. Occhi verdissimi, brillano sull'ovale disegnato dalle rughe e avvolto nell'hijab beige. Ha con sé il solito carrello della spesa, da cui sbucano i gambi di sedano. Di fronte a lei siede un'altra signora, più dimessa. Fadwa le parla in arabo (credo), la signora, un po' sdentata, le risponde in un francese arabeggiante. Io sorrido a entrambe, ma soprattutto a Fadwa, che mi ha rapito con il suo sguardo dolce e senza più passato. Scendo a Nation. Gli occhi verdi e vecchi di Fadwa mi cercano, vorrei sedermi accanto a lei e farmi raccontare una ricetta o com'è arrivata qui o dei suoi figli o di quello che vuole lei. Invece mi circonda stretta con un "Bon courage, madame!", sorridendo allegra. "A vous, madame! Au revoir...", ma che gioia!    

sabato 11 novembre 2017

Bitmap # Background/03

Novembre. Dieci minuti qui, al tramonto. E poi può succedermi tutto.

Paris, Place des Vosges

mercoledì 11 ottobre 2017

Qui voit Ouessant...

...voit son sang. 

Chi vede (l'isola di) Ouessant vede il suo sangue.

Perché il mare tempestoso la avvolge e la sfida, con il suo urlo nero.  

Ouessant è la mia fissazione. L'isola spazzata dal vento, esposta, sola, tenace, lontana. Irraggiungibile in inverno, poco raggiungibile in estate. Quella che fa la preziosa. Che ci vuole il bel tempo, che ci vuole il mare calmo, che ci vuole il giorno giusto, che ci vuole l'intenzione, che ci vuole pazienza. Che desidero da sempre e non ce l'ho mai. La più a ovest. 

E finalmente due ore di traghetto, e poi lei è lì, distesa, bellissima, con il suo cielo a tratti imbronciato, a tratti dello stesso blu dell'oceano. L'ho accarezzata tutta, come una tartaruga che dorme, come i desideri realizzati, come l'anima calma. 
È il posto più bello del mondo. No, forse l'ho già detto di molti altri posti. Invece sì, è il posto più bello del mondo. Va bene, è uno dei posti più belli del mondo.

Ouessant è silenziosa. Fra poco le bufere atlantiche la zittiranno davvero e i suoi 800 abitanti ascolteranno solo il fragore delle onde e del vento, come i suoi tanti fari. Un rantolo terrificante accompagnerà i suoi marinai, che escono ogni giorno in quel grigio cupo e violento, che ti fa sentire un niente. E quasi sempre ti chiedi se mai tornerai.

Ho dato retta per un giorno al desiderio assurdo di vivere qui, al riparo dalla ragione. Un giorno di gioia assoluta, io ben distante da me stessa e lei, così vivificante. Aria da respirare. Vorrei vedere il mio sangue, per davvero.