Bicocca

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Fausto Melotti, La sequenza, Milano
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lunedì 10 ottobre 2022

Carnet de voyage Parigi #05 - Le persone

Il gioco è anche guardare le persone. Fino a una certa età corrono, corrono sempre. Le ragazze hanno tutte le borsette di cotone sulla spalla, i ragazzi gli auricolari in testa (anche le ragazze). Gli impiegati la cartella di cuoio. Le signore, molte, la borsa della spesa con le ruote. I senzatetto hanno i materassi, i piumini, i loro averi, spesso una sedia con un libro e una bottiglia. La forbice sociale si è molto allargata negli ultimi anni. Dalla bicicletta elettrica al cartone, è un attimo: il marciapiede è di tutti. Eppure c’è una vitalità che colpisce e il melting pot ormai è cosa compiuta. Tutti si amalgamano, probabilmente solo sugli autobus o per le strade, e mi fa ridere pensare che a casa nostra c’è gente che non ha capito che il processo è inarrestabile e giusto e naturale. E bello. Basta sedersi in metropolitana, entrare in un supermercato, passeggiare in un giardino (ne sono stati creati moltissimi) per vedere quello che saremo, nonostante le Meloni. Lingue, abiti, colori, bambini, scarpe, cappelli, acconciature. Più o meno, tutti con la giornata in mano.







lunedì 13 novembre 2017

Belle persone - Fadwa (?)

Linea 2 della metropolitana. Sale alla fermata La Chapelle. Occhi verdissimi, brillano sull'ovale disegnato dalle rughe e avvolto nell'hijab beige. Ha con sé il solito carrello della spesa, da cui sbucano i gambi di sedano. Di fronte a lei siede un'altra signora, più dimessa. Fadwa le parla in arabo (credo), la signora, un po' sdentata, le risponde in un francese arabeggiante. Io sorrido a entrambe, ma soprattutto a Fadwa, che mi ha rapito con il suo sguardo dolce e senza più passato. Scendo a Nation. Gli occhi verdi e vecchi di Fadwa mi cercano, vorrei sedermi accanto a lei e farmi raccontare una ricetta o com'è arrivata qui o dei suoi figli o di quello che vuole lei. Invece mi circonda stretta con un "Bon courage, madame!", sorridendo allegra. "A vous, madame! Au revoir...", ma che gioia!    

martedì 4 ottobre 2016

Metaforicamente

Dieci giorni fa ho conosciuto Kevin. Ha 11 anni, vive a Brusson, in Val d'Ayas. Aveva in mano una vipera di legno snodabile, che sembrava proprio una vipera e infatti si era avvicinato a me facendola zigzagare fra le mie gambe, per spaventarmi. Ha un'indole scherzosa, Kevin. Frequenta la prima media ed è veramente sveglio. Si è lamentato perché l'insegnante di italiano è tremenda ("stronza?", ho chiesto... "di più", mi ha risposto sgranando gli occhi). Mi ha fatto anche il nome, della professoressa, che del resto non era valdostano. Kevin possiede (dice lui, ma immagino intenda la sua famiglia) 140 capre. Abbiamo chiacchierato dieci minuti e mi ha spiegato la differenza fra la razza di capra camosciata delle Alpi e la capra valdostana, che ha il mantello scuro, quasi nero, e le corna possenti adatte alle "battaglie delle capre", una sorta di gara a chi cede per primo. En passant, mi è sembra un tipo di confronto che mi appartiene. Ho assistito ad alcuni degli incontri eliminatori di una "battaglia" e non ho ben capito le regole, comunque il proprietario della capra, se si accorge che questa è poco propensa a scornarsi con la capra avversaria o la teme, la ritira. Ne rimarrà soltanto una, per dire...

Io non sapevo niente di questa storia della "battaglia delle capre" e forse ero l'unica al mondo, perché l'altro giorno persino Mauro Corona ne ha parlato su la Repubblica. Quindi, se ne parla Corona, che a me sta pure antipatico nonostante le origini comuni, allora mi sento autorizzata a raccontare di Kevin, delle sue capre che non sono arrivate nemmeno alle semifinali e della sua professoressa più che stronza. 



lunedì 4 luglio 2016

Pet therapy

Si chiama Tito e abita sulle Alpi, in un paesino a quasi 2000 metri. Ostinatamente
ha prevaricato la mia legittima avversità al mondo animale. Con un salto perentorio
e ovviamente felpato, si è acciambellato sulle mie gambe, senza chiedermi se fossi d'accordo. E non lo ero. Ha provato a dimostrarmi che ho bisogno di arrendermi.
Ma che ne sai, tu gatto? Che ne sai del mio motore acceso, che ne sai tu che
non mi metto mai in off position, che ne sai di me, stupido gatto coccolone?
Dopo mezz'ora di abbandono e di richieste, si è addormentato e io non ho avuto il cuore di farlo scendere. Ho sprofondato le dita nella sua pelliccia di montagna, ho ascoltato il suo respiro e un po', ma poco, ho allineato il mio. Passerà un secolo prima che accetti di nuovo un'imposizione simile. 



sabato 4 giugno 2016

Il nuovo mondo

Mi sono tolta un capriccio: il mercato di Porta Palazzo, a Torino. Completo di tutto.
La "grande bellezza" è la gente: una presenza indaffarata di ogni colore, ogni religione, ogni provenienza, ogni carattere, ogni sapore, ogni cucina, ogni professione, ogni ceto sociale. Tutti indistintamente a comprare melanzane, pastinache, peperoni, bok choy, albicocche, coriandolo, banane, formaggi duri, molli, freschi, di malga, e poi stoccafisso, prosciutto crudo, rape varie, barbabietole, carni rosse, pollame, carne halal, peperoncini, legumi di ogni specie (la cicerchia!! la soia verde!!), 
aglio, salami, spezie, dolciumi ma anche sandali, reggiseni, felpe, pentole, bicchieri dorati, teiere marocchine, narghilè. Gli esercenti sono di un numero di etnie pari alle infinite varietà delle verdure e alle nazionalità degli acquirenti: dal torinese purosangue al siciliano, dall'egiziano al vietnamita, dal ghanese al marchigiano, dal tunisino al cinese.
Io ho comprato una tonnellata di frutta e per 50 centesimi anche un mazzo così di menta, persino piperita... ché non si sa mai! 
Segno sul diario che mi ha regalato il mio amico L.: tornare.



giovedì 13 agosto 2015

Screenshot # 07 - Joan Baez

E quindi basta, devo lasciare quello che vince a mio giudizio il Premio per il Più Bel Campeggio Panoramico del Mondo. A parte che qui in Cornovaglia ogni negozio che vende "pasties", cioè dei fagotti di pasta simil frolla ripieni di carne e altri ingredienti indigeribili, ha montata l'insegna del Miglior Produttore di Cornish Pasties del Mondo. Quindi ognuno si senta libero di assegnare il riconoscimento a quello che vuole, dal Miglior Libro di Poesie alla Migliore Muta da Sub del Mondo.
Sono le nove di sera e attraverso lentamente il prato di due acri (secondo loro sono tutti di due acri, i prati dei camping, e a volte sono due o più campi di due acri, cioè non lo riesco a immaginare, in metri quadrati, quanto misurano), e mentre guardo a ovest, le famose linee verde, blu e azzurra, sento la voce di Joan Baez che arriva da un furgoncino, seguita da un vichingo hippy con i capelli lunghi e grigi. Mi viene incontro, scalzo, ovviamente, mi dà la mano, io ho le lacrime agli occhi. Mi chiede se mi piace, sì, che mi piace, sto piangendo dall'emozione... Mi dice di averla vista al Cambridge Folk Festival due settimane fa e io mi commuovo ancora di più mentre gli racconto del concerto all'Arena di Milano del '70, quando ci sono andata con mio papà. Ho l'ellepì, a casa. Ci mettiamo a parlare della guerra del Vietnam, di Bob Dylan, dei sogni, del tempo, dei nostri itinerari, dell'oceano. Poi il sole diventa rossissimo, mai visto un sole così rosso, e se ne va giù, dietro la mia ultima sera di confine. Saluto il gigante capellone, raccolgo tutti i brandelli del mio cuore sparsi sull'erba, e via. Deep in my heart, I do believe, we shall overcome, some day.

domenica 2 agosto 2015

Screenshot # 02 - Colum

Ci mette venti minuti per spiegarmi (ma anch'io forse sono giù di allenamento con l'inglese) che un ragazzo con un berretto nero, al campetto di basket del campeggio, lo ha offeso. Scatta all'istante la mia indignazione atavica, il dolore mai sopito della discriminazione, la rabbia cieca, l'istinto di protezione e tutte quelle robe lì, che mi serpeggiano in testa da quando ero bambina. Allarghiamo la conversazione, per allentare la tensione, di dove sei? Di un paese impronunciabile (però anche il suo eloquio non è proprio chiarissimo), UK? Yes, Britain, and you? Italy, ma secondo me non lo sa bene dov'è Italy, poi riparte con la storia dell'offesa e gli si annebbia un po' la vista, e scuote  sconsolato la testa di capelli rossi e io mi arrabbio ancora, ma gli dico non pensarci più, è un maleducato, enjoy the evening..., lo abbraccio. E alla fine mi guarda con gli occhioni tristi e mi dice: capisci? mi ha chiesto come ti chiami?, ho risposto Colum e lui mi ha chiamato "scottish", perché Colum è un nome scozzese. Ma io non sono uno scozzese. Mi ha offeso. E arrivano le lacrime.
Ah... Io pensavo che lo avesse deriso perché era down. Il dolore arriva a tutti da strade diverse.

venerdì 3 aprile 2015

Dimensione Danza

Il signor Carmelo io me lo ricordo vent'anni fa, quando faceva il muratore. Ne sono proprio sicura. Poi ha aperto un minilaboratorio e adesso è sarto. Ha i modelli appesi al muro e i manichini e l'asse da stiro e il metro sulla spalla. 
Un giorno gli ho chiesto "Ma lei non faceva il muratore?"
"Ma no, io sono sempre stato sarto!", quasi offeso.
Eppure ci giurerei. Lo vedevo sempre tutto sporco di calce e mi domandavo come facesse, così esile, a sollevare un sacco di malta da 50 chili.
Comunque, ora stringe le gonne e accorcia i pantaloni in diretta concorrenza con i cinesi, che dopo i ristoranti (anche suhi e asian e thai e pizzerie), i negozi di parrucchieri, i centri massaggi più o meno terapeutici - e certamente lo sono -, hanno aperto i laboratori di sartoria in tutto il quartiere. E meno male, manna dal cielo, visto che la macchina per cucire di mia mamma, che ho strappato a mia zia con scatto felino, giace inutilizzata per la mia dichiarata incapacità. 
Un pomeriggio della scorsa settimana ho incontrato il signor Carmelo, era sulle spine: aspettava la sua compagna, che era in ritardo. "Di ballo", ha precisato. Sì, perché lui è un ballerino provetto. Balli da sala, direbbe la mia piccola Valentina. Abbiamo scambiato due parole, mi ha mostrato le scarpe (anche  lui!!), mi ha confessato che il tango è troppo impegnativo per la sua schiena (ma non si caricava i sacchi di cemento? ah, forse è per quello...), polca e mazurca e salsa sono più divertenti. 
"Lei balla?"
"No, purtroppo", ho detto.
"Perché?"
"Mah... non so...".
"Provi! Se prova, non smette più".
Per un istante mi sono immaginata, goffa e scoordinata, fra signore e signori in età, in una balera del Gallaratese, o con i gggiovani fighi e in costumi attillati del Centro Dimensione Danza Solaria Ballo Liscio Accademia di Sticazzi...
Poi fortunatamente è arrivata la signora trafelata e cotonata e ritardataria "Eccomi, eccomi..." e si sono incamminati di corsa verso la fermata del metrò. Io ho inforcato la bicicletta, sotto la pioggia, ho sentito il crack del ginocchio, altro che ballare, e via, al lavoro.
Ma non è che mi sto perdendo qualcosa?

sabato 31 gennaio 2015

Vita, morte e miracoli

Sala d'attesa di un ospedale, alle 7 di mattina, con tutta la mia paccottiglia per lavorare, computer, cellulare, prolunghe, stampe, pdf... La giornata si preannuncia lunga, devono assestare il mio babbo. Sono nervosa, abbiamo anche litigato e si sa... Al tavolo vicino al mio, si siedono una dottoressa e una signora, giovane, ma con i capelli corti e bianchi. Inizia una conversazione molto intima, io continuo a battere le dita sulla tastiera, testa bassa, ma le parole mi trafiggono. "Questo è un discorso difficile... lo faccio a lei perché ho capito che siete una famiglia con cui si può ragionare apertamente... Il nostro ospedale è in contatto con... vi offriamo la possibilità di donare... non deve decidere adesso... ne parli con i suoi cari... sa, si scatenano tante emozioni... il senso di colpa, ma anche la gioia di poter aiutare qualcuno... non si vedrà nulla (..?...)... ". Sollevo appena lo sguardo. La signora sorride, sembra sollevata, non c'è un velo di angoscia sul suo viso, non una lacrima. "Sono molto contenta, certo, mi sembra una cosa bellissima... ora sento cosa ne pensano gli altri, ma so già che la mamma sarà d'accordo...". Si alzano, l'imbarazzo è meno palpabile, come se la crosta di ghiaccio sopra il dolore si fosse un po' sciolta.
Sento l'alito della morte che volteggia sopra di me, satura l'aria, dà la stura ai miei ricordi, al mio lutto grumoso, sento la bocca farsi amara. Poi penso che anch'io vorrei donare tutto e con un sorriso cinico cerco nel mio corpo l'organo meno malandato da offrire al mercato. Boh... Gli occhi no, sono miope. Il fegato no, il cervello non ne parliamo, le ginocchia... oddio... il cuore! Il cuore è sano. Sano ma spezzato. Sorrido, non si regala un cuore spezzato nemmeno al peggior nemico. 
Guardo fuori dai finestroni, dal settimo piano, si è fatta luce, si vede tutta la città. Laggiù ci sono anche le montagne... Per un minuto sogno di nuotare in mare aperto, con il blu sotto... 
Alle 7 di sera vado a casa. Ho rimesso tutto via, il pc, la prolunga, il pdf, il cellulare, il mio babbo finalmente assestato che mi ha chiesto se hanno eletto il presidente della Repubblica, nel frattempo. No, ho risposto, domani. Ormai convergono tutti su Mattarella. Se ti dimettono in tempo, te lo guardi alla televisione. La signora con i capelli bianchi è ancora lì. Incrociamo i nostri sguardi, con un sorriso dolce. Buonanotte. Buonanotte.