Bicocca

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Fausto Melotti, La sequenza, Milano
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martedì 29 settembre 2015

E infine i Camuni

Era dagli anni delle scuole elementari, cioè un'era geologica fa, che avevo voglia di vedere le iscrizioni rupestri della Val Camonica. Si è trattato del riscatto di una gita negata, chissà se per motivi economici (a quei tempi le gite non erano pensabili) o semplicemente per poca ispirazione del corpo insegnante. Sia come sia, l'occhialuta maestra De Chirico con il suo grembiule verde non ci ha portati allora a Capo di Ponte e nemmeno la bassotta professoressa Conte delle medie. Figuriamoci gli spocchiosi professori del liceo, tutti compresi nel loro ruolo di geni sprecati. 
E va bene, ci sono andata, finalmente, better late than never. Il mio lato infantile si è divertito un sacco a fotografare gli omini con il pisello lungo, le donnine con la "coppella",
i cervi-spirito con il palco di corna sovradimensionato, le case disegnate con la doppia prospettiva, in sezione il piano terra e in pianta il tetto... che ridere! 

Sulla gestione del patrimonio culturale di questo Paese, mi astengo: la rabbia è pari alla vergogna, con i turisti stranieri che non capiscono...
Voglio ricordarmi solo del cane e del leone e del guerriero e del carro trainato dai buoi
(o dai cavalli?), con le ruote a raggi. A volte ho la certezza che l'Età del Ferro sia stata migliore della mia. 


Cervo (Divinità)

Guerriero

Labirinto

Oranti

domenica 7 dicembre 2014

Sant'Ambrogio di ogni giorno

Io, in questa città, in questo Paese, in questo mondo intero, ciondolo persa, spettatrice nemmeno sbigottita. Ma com'è possibile?

In 50 metri di percorso, oggi, Sant'Ambroeus, ore 13, ho incontrato:

- La mia vicina di casa che mi è venuta addosso perché camminava messaggiando sul cellulare. Scusa scusa... Scusa un cazzo, guarda dove vai!

- Un gruppo di signore un po' cotte davanti alla Casa per Musicisti Giuseppe Verdi che si salutavano chiocciando e una diceva: "Ma quanti anni haaaaii?".
"Quarantadue". 
"Ma sai che non si direeeebbe?" 
Si direbbe eccome, ciccia, avrei commentato, se alla fine non mi fossero anche rimaste simpatiche, lì, la domenica mattina, a sentir della musica suonata da ottuagenari semirincoglioniti... Facevan del bene, dopo tutto. Anche a se stesse.

- Mastodontico ragazzo senegalese che vendeva accendini e braccialetti e incensi e calzini (!!) sempre sorridendo. Lui sì che è un bel vedere...

- Numerose famigliole borghesi orrende con montone e borse di Gucci che si recavano al ristorante a pranzo, con figli piccoli pattinatori e monopattinatori vestiti da Gemelli; maleducati e per nulla sorridenti, né loro né i loro genitori. Che il senegalese gli dovrebbe fare da tutor, per dire...

- Coppia di fighetti uso "Milanese Imbruttito" (cfr. pagina fb apposita), che aveva di sicuro fatto l'albero e quindi si traduceva alla Fiera degli Oh bei Oh bei, "...ché a quest'ora c'è meno gente".

- Giovane incappucciato che accedeva furtivo alla sala giochi dove fino a due anni fa c'era Blockbuster. Almeno - anche se prodotti di cassetta - si affittavano i film, non ci si faceva spolpare giocando a poker con le macchinette. Comunque io ci avevo litigato, con quelli di Blockbuster, e avevo gufato...."Finirete tutti a spasso!". E infatti. Ma non perché non sapevano lavorare, come credevo io, ingenua ignorante.

Ma com'è possibile, di nuovo?

Io, con la mia borsa della spesa con le ruote rossa, ho attraversato la strada sorprendentemente di buon umore. Nonostante questo lungo ed estenuante periodo con Saturno e tutti gli altri sempre contro. 




domenica 23 marzo 2014

Con tutta la buona volontà

Immaginando di ripartire dopo il solito fermo macchina, mi sono lasciata ingolosire dall'iniziativa del FAI, che a Milano ha ripulito e riaperto per due giorni l'Albergo Diurno Metropolitano "Venezia" di piazza Oberdan. Progammino organizzato da qualche giorno, con tanto di macchina fotografica (come le voglio bene....) e la fregola di vedere le boiserie, i motivi Art Déco, i bagni di lusso, borse e cosmetici rimasti immobili per decenni, le Terme, la Manicure, il Barbiere, la Cassa. Confesso, ero mossa a metà tra la curiosità del fotografo e quel po' di voyeurismo che non so controllare davanti a ciò che resta quando la vita si ferma all'improvviso. Volevo vedere e tenermi quella roba lì, gli specchi ovali, i mosaici, il ferro battuto, i lavabi, vestigia di un certo modo di essere lontano da me nel tempo e non soltanto. E anche un po' l'abbandono, sì. 
Ho contenuto il solito pippone sui luoghi di bellezza dimenticati dalle istituzioni, dopo che ho letto sul sito del Comune che "Entro il 2016 l’Amministrazione comunale vuole dare un futuro agli ex bagni pubblici per restituire ai milanesi un gioiello architettonico, del Liberty, che fa parte della storia di Milano, così affermano dall’assessorato ai Lavori pubblici e Arredo urbano" (attenzione allo stile e alla sintassi utilizzati!). Entro il 2016? Ma l'Expo è fra sei mesi! Ma sono scemi?
Così pensavo in metropolitana e, prevedendo un po' di folla, mi sono anche presentata in anticipo. Ho mollato l'obolo al banchetto del FAI e a quel punto ho scoperto che erano già previste oltre tre ore di coda. Me ne sono andata scornata, scartando l'ipotesi di diventare socia del FAI a 39 euro solo per vedere i cessi dei ricchi del primo Novecento, aspettando un'ora invece di tre. 

Ho ripiegato sui Giardini Pubblici, giocando con la poca luce di una primavera birichina, tanto per giustificare il peso della Canon, facendo finta di non vedere i cartelli della derattizzazione in corso (da quando sono nata).
Questo Paese va a puttane perché l'Albergo Diurno dovrebbe essere aperto tutto i giorni, con biglietto d'ingresso a 8 euro, i giapponesi e i russi in coda (e anch'io e magari molti di quelli che oggi erano lì) e gli studenti dei licei a mantenerlo pulito, con un servizio di volontariato ripagato con un voto sul registro e qualcosa di bello sedimentato nella testa. Tempo un anno le spese sarebbero ripagate e si comincerebbe a guadagnare. Come si fa a farglielo capire?