Bicocca

Bicocca
Fausto Melotti, La sequenza, Milano

martedì 17 settembre 2013

Tornare in asse

L'hanno tirata su. Fossi un ingegnere, proverei il brivido del successo, del primato dell'intelligenza sulla stupidità, della ragione e della fisica sulle avversità e sul difetto. La fiancata della Concordia è un coacervo di lamiere e alghe, un'alba triste per un mostro senza senso, che porta migliaia di persone a divertirsi e altrettante a guadagnarsi il pane, al ponte Zero.
Ci si rialza quasi sempre, soprattutto se ti danno una mano. E poi, finalmente, si va a dormire.

mercoledì 4 settembre 2013

Il beneficio delle parole

Emmanuel Carrère chiuderà il Festival della Letteratura di Mantova. Le sue "Vite che non sono la mia" non è per tutti, il dolore raccontato con lucidità non piace, lo posso capire. E poi le digressioni richiedono una certa agilità mentale. Eppure per me resterà una pietra miliare, e la sua scrittura è straordinaria. Che sollievo quando lo stile accompagna i pensieri condivisi... Non appena mi passerà la sensazione di vuoto da "fine del discorso", per gratitudine affronterò anche "Limonov".

martedì 3 settembre 2013

Vi dichiaro marito e moglie

Inaspettatamente riesco a non perdermi la mostra di Gianni Berengo Gardin (Milano, Palazzo Reale, fino all'8 settembre). Il pomeriggio è ancora estivo e il cielo è quello bello blu di Lombardia, solo quando vuole. Mi rubo anch'io una foto del candore del Duomo; mi tenta sempre, ne ho decine di foto così, in fondo tutte uguali... Ora è più facile di una volta: cellulare, clic... ce l'ho.

Al pianterreno del Palazzo, in una sala in penombra e di cui si intravvede un arazzo alla parete, si celebrano le nozze civili. Fuori, una gran festa. La sposa è musulmana, in bianco ricamato ma con l'hijab di raso che le avvolge anche un immaginabile chignon, una cupola lucente che corona due occhi profondi, truccati in modo appariscente, ormai certi di parlare al futuro. La sorella è alta, coperta dalla testa ai piedi da un abito blu, bianco e oro; chiacchiera con le amiche, tra cui una giovane ragazza italianissima, accaldata e con un bambino addormentato nel marsupio, e con le damigelle vestite uguali, a dire il vero alquanto scollacciate e in bilico su tacchi altissimi. Tutti ridono, gli sposi salgono su un'auto scura, si concorda chi va con chi. 
Bello.

Salgo al primo piano, nel mio mondo, a Milano negli anni Settanta, la rimessa dei tram, i vigili, una certa malinconia negli sguardi, la stazione Centrale, le valigie con lo spago degli emigranti. Me le ricordo. C'è anche Dario Fo. E Castiglioni, con Alessi e la sua teiera. E poi Venezia con la neve, e il sorriso di una ragazza che vola in altalena e mi attraversa. Ci sono i manicomi cancellati da Basaglia, l'umanità venuta male, insultata dallo stato; e infine la posa seria di due bambini in un campo rom, negli anni Ottanta. 
Toccante.

Ripasso davanti alla sala dei matrimoni: esce fra gli applausi una coppia fresca di contratto. Lei è davvero felice, le danza intorno un signore un po' strano, con il codino, claudicante, la solletica a voce alta, la mette un po' a disagio. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano, le sorrido, sincera. E lei ricambia, come sorpresa e contenta di vedermi (dubbio: ci conosciamo?). Lo sposo sembra invece che non si orienti, perso in un contesto che non gli appartiene, circondato dai pochissimi invitati. Lui non sorride. Foto di gruppo (piccolo). 
Triste.

Sposto questo velo con un caffè e poi torno al bagliore che rimbalza sul marmo della mia solita, amata, stupenda cattedrale. Mi riconcilio con questa città e i suoi contrasti. C'è dentro proprio un po' di tutto.





mercoledì 28 agosto 2013

In cerca di diritti umani

Qualcosa mi turba leggendo oggi che quel signore pregiudicato vuole appellarsi alla Corte europea dei diritti umani e una bambina di soli quattro giorni, nata in mare nel sudiciume di un peschereccio, è approdata sulle coste di questo Paese svergognato. La sua mamma stremata l'ha scaricata su questa terra perché scampi al gas nervino, perché non si addormenti. In me affiora solo l'aggettivo "indecente".

(la Corte valuterà la richiesta di quel signore in coda alle altre già pervenute?)

lunedì 26 agosto 2013

Km 158

Segnalo questo libro sulla base di sentimenti personali, ma condivisibili, credo, da molti.
Ne parla "L'Isola dei Cassaintegrati", un blog che ho visitato molte volte, con rabbia, con dolore, con disperazione.
Quando si parla di lavoro, occorre cautela. Grazie ad Alessandro Braga, che ha raccolto la storia di persone come tante. Alcune di queste, le conosco.
Al Km 158, in fondo, ho abitato anch'io.

http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/08/14/km-158-la-lotta-dei-lavoratori-jabil-in-libreria/

sabato 24 agosto 2013

La pronipote di Lancillotto

Finisco anche a Troyes. Come Chrétien (de), quello di Lancillotto. A mezzogiorno e mezzo, ora sbagliata, passeggio fra le molte case a graticcio risparmiate dalla storia. La cittadina è graziosa, sembra di piombare all'improvviso nel Medioevo. I tetti nella minuscola Rouelle des Chats quasi si toccano, lassù in alto.
In centro, nella place Alexandre Israël, sento un applauso provenire dal municipio. Penso a un matrimonio e sbircio nell'obiettivo della macchina fotografica per scovare la sposa e bermi un po' della sua gioia, in barba alla luce accecante. Mi viene incontro una signora bionda in bicicletta, che si scusa per essere entrata nell'inquadratura con prepotenza: è ovviamente "desolée". Per farsi perdonare, mi costringe a salire al terzo piano della casa del Duecento, dalle pareti storte, dove ha sede il suo ufficio, in una banca. Mi arrampico e la seguo, e poi mi affaccio alla finestra promessa. Due scatti, per non sbagliare.
La signora dice che è la prima volta che permette a qualcuno di catturare una fotografia "unique". Mi parla di un ministro che è stato sindaco di Troyes, tutta gonfia di orgoglio e sostiene che i giornalisti affollano spesso la piazza, quando il politico è di passaggio, ma lei non li fa entrare, è gelosa della sua vista sulla piazza. Sinceramente della fotografia al municipio non me ne importa niente, anche se è "unica". Ma la signora è sorridente, entusiata; mi è parso che ci tenesse. Allora gliela pubblico, 'sta foto. Se l'è meritata.




Un quarto di Pont l'Evêque

Rouen, mercato alimentare della domenica mattina. In coda per comprare una fetta enorme di Morbier, chiacchiero con la cliente dopo di me (ricca e colta, si vede da com'è vestita e dal marito gourmant che è dietro di lei) e la signora che vende dietro il banco. Ha licenziato la ragazza che la aiutava, "mangiava il formaggio e perdeva tempo...". La cliente compatisce la giovane lasciata a casa. Il faut aimer son travail, bisogna amare il proprio lavoro, dice. La formaggiaia è indignata: con questa disoccupazione, è vergognoso farsi licenziare perché non si vuole lavorare di domenica, si manca di rispetto a chi non ha di che sfamare i figli. Mi guardano entrambe, dopo aver magnificato il brebis fermier e avermi consigliato una toma che si conserva bene, vogliono sapere con chi sto. Non lo so. Forse sto con chi non ce la fa a sfamare i figli. Non è più ammesso non amare il proprio lavoro, se rinunci, offendi chi il lavoro lo sogna di notte. Scuoto la testa, resto su un generico "anche in Italia è dura, e stanno ammazzando lo stato sociale, la gente piange". Il pacchetto è pronto, pago. Sentirà, il Pont l'Evêque è eccezionale. Certamente, grazie. Bonne journée.